Perché Milano-Cortina 2026 non riguarda solo lo sport
Un evento globale che porta l’attenzione internazionale sull’Italia, sulla sua filiera produttiva e sulla capacità di innovazione nel settore packaging.
Lo street food piace agli italiani e non poco. Negli ultimi anni le aziende che se ne occupano sono cresciute del 48,8%. Ad oggi sono 3.000 in tutta Italia, con un giro d’affari di 19 milioni di euro. Milano e Roma guidano la classifica con almeno 200 aziende a testa, poi seguono Torino, Napoli e Lecce.
A fondare le aziende spesso i giovani: quasi un quarto delle nuove società sono state avviate da under 35 e molti sono nati all’estero (a loro dobbiamo l’incredibile varietà di cibo etnico).
Negli ultimi anni le aziende del settore sono cresciute del 48,8%. Sono circa 3.000 in tutta Italia.
Il mercato è molto competitivo. Tra mille proposte culinarie è importante curare nel minimo dettaglio il progetto imprenditoriale, con l’obiettivo di costruire un prodotto unico e riconoscibile. E qui entra in gioco il packaging, visto che nello street food diventa spesso il vero e proprio “piatto” portatile. Non deve essere solo piacevole alla vista, ma anche funzionale, soprattutto se parliamo di packaging da asporto, cioè se i contenitori permettono il consumo dei piatti in strada.
Panino Giusto, azienda milanese che produce panini dal 1979, ha creato ad esempio il packaging DRILL, intrecciando cultura culinaria italiana e tradizione giapponese. La confezione è realizzata a partire da un solo foglio e assemblata come un origami. Una volta aperta, può essere utilizzata come tovaglietta per il pranzo.
Nello street food il packaging diventa spesso il vero e proprio “piatto” portatile.
Il packaging di Panino Giusto si ispira al concetto di furoshiki, il fazzoletto utilizzato dai giapponesi per impacchettare e trasportare gli alimenti.
Una volta chiuso, il packaging è un elegante cofanetto, chiuso da due elastici colorati che ricordano la bandiera italiana e sigillano la confezione in modo sicuro. La scatola strizza l’occhio alla cerimonia giapponese dello scambio dei biglietti da visita, gesto che si compie con due mani e accennando un inchino.
Si chiama Peel Saver invece il progetto di 3 giovani designer italiani. L’idea è sviluppare per le patatine fritte, regine assolute dello street food, una confezione fatta da bucce di patate. Il progetto è partito l’anno scorso ed è in fase di crowdfunding per poter avviare la produzione su larga scala. Il processo è semplice: dopo la macerazione delle bucce di patata, il composto semi-liquido viene versato in stampi cilindrici dove si rafforza e indurisce. Composto al 100% da buccia di patate, sarà completamente biodegradabile.


Ma c’è anche chi usa il packaging per posizionare in alto le materie semplici dello street food. St. Eriks è un marchio di birra svedese che sostiene di aver trovato un modo perfetto per accompagnare la sua birra pregiata: confezioni speciali di patatine dal costo di 50 euro, che contengono esattamente 5 patatine.

Le 5 chips sono confezionate singolarmente per preservarne le qualità, ognuna ha un aroma diverso: funghi Matsutake dalle foreste del nord della Svezia, aneto dalla penisola Bjare o cipolle di Leksand. Il packaging è particolarmente sofisticato, con linee grafiche che lo avvicinano alla categoria dei prodotti luxury: confezione di cartone nera, logo in rilievo con testo dorato.
Con un confezionamento così ambizioso, le patatine diventano “gioielli” da esibire. Per chi vuole approfondire, evitando la spesa di 50 euro, su Youtube si trovano diversi video di unboxing.
Un evento globale che porta l’attenzione internazionale sull’Italia, sulla sua filiera produttiva e sulla capacità di innovazione nel settore packaging.
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