Cartone ondulato: crescita solida, ma il vero game è nel servizio industriale

Non fa rumore, ma racconta molto più di quanto sembri.

4 Giugno 2026

Il cartone ondulato si conferma anche nel 2025 uno dei termometri più affidabili dello stato di salute dell’economia reale: una crescita moderata, ma strutturale, che continua a consolidarsi nel tempo.

La produzione italiana ha superato gli 8 miliardi di metri quadrati (8.010.673.000 mq), segnando un +1,6% rispetto al 2024 e confermando un trend positivo già avviato negli anni precedenti. Numeri che descrivono non un’esplosione, ma una tenuta costante, quasi ostinata, in un contesto economico ancora segnato da incertezze e volatilità.

All’assemblea annuale del settore a Baveno, giovedì 14 e venerdì 15 maggio, oltre 160 delegati si sono confrontati su un comparto che, lontano dai riflettori, sta contribuendo a ridisegnare i meccanismi della produzione industriale italiana.

Il protagonista resta il cartone ondulato: un materiale solo in apparenza semplice, oggi sempre più centrale nelle dinamiche tra industria, logistica e consumo. Non glamour, non “tech” in senso classico, ma strategico nel raccontare l’evoluzione dell’economia fisica.

L’incontro organizzato da Gifco – gruppo interno ad Assografici, nell’orbita di Confindustria – ha restituito una fotografia coerente: crescita moderata, ma stabile. E soprattutto strutturale.

Un settore che cresce “senza fare rumore”

Nel triennio 2023-2025 il sistema Italia ha viaggiato su un equilibrio fragile: PIL in salita lenta (+0,7% nel 2024 e +0,5% nel 2025), inflazione che ha distorto percezioni e consumi, mercati incerti.

Eppure il packaging ha fatto una cosa semplice: ha seguito la vita reale.

Il largo consumo confezionato, per esempio, ha recuperato terreno tra il 2023 e il 2025, segnando +1,5% e poi +1,8% a valore.
Non esplosioni, ma rientri graduali verso una normalità nuova: quella in cui si compra meno “rifugio” e più quotidiano.

Tradotto: le persone tornano a spendere su ciò che consumano davvero ogni giorno.

8 miliardi di metri quadri: il numero che pesa

Il dato simbolo del 2025 è netto: oltre 8 miliardi di metri quadri di cartone ondulato prodotti in Italia (8.010.673.000 mq).

Dietro il numero c’è una crescita del +1,6% rispetto al 2024. Non un boom, ma un consolidamento.

In parallelo:

  • oltre 4,2 milioni di tonnellate prodotte (4.204.539)
  • crescita più contenuta in peso (+0,7%) a fronte di un aumento più marcato delle superfici
  • grammatura in costante riduzione negli ultimi decenni (524 g/m² nel 2025 contro i 605 del 2000)

Qui succede qualcosa di interessante: si produce di più usando meno materia.
E questa non è solo efficienza industriale. È un cambio di paradigma.

Meno materia, più intelligenza

Il cartone ondulato oggi è un prodotto “ottimizzato”. Più leggero, più performante, più progettato.

Non è più solo scatola: è ingegneria logistica.

E questa transizione è uno dei segnali più chiari della cosiddetta stampa e produzione 4.0: materiali che si alleggeriscono, ma performance che reggono o migliorano.

È qui che il packaging smette di essere commodity e diventa infrastruttura invisibile del commercio.

Alimentare vs non alimentare: il nuovo equilibrio

Il settore alimentare resta dominante con il 61,7% della domanda, ma perde leggermente quota.

A guadagnare terreno è il non alimentare, trainato soprattutto da:

  • e-commerce
  • elettronica
  • automazione
  • arredo

In pratica: tutto ciò che viaggia, si sposta, si consegna.

Il packaging segue la logistica globale meglio di qualsiasi indice.

Il packaging come “sentiment indicator”

Una delle chiavi più interessanti emerse a Baveno è questa: il packaging non segue solo l’economia, la anticipa.

Gli ordini delle imprese di settore sono una sorta di radar:

  • se salgono, le aziende si aspettano vendite;
  • se rallentano, stanno già proteggendo margini e produzione.

È un indicatore anticipatore del ciclo economico. Silenzioso, ma molto sensibile.

La vera parola chiave non è crescita: è resilienza

Energia instabile, materie prime volatili, logistica sotto pressione. Eppure il sistema tiene.

Perché?

La risposta non è solo industriale, ma strategica:

  • diversificazione delle filiere (food, pharma, e-commerce, arredo)
  • capacità di adattarsi ai picchi ciclici
  • continuità operativa come asset competitivo

In altre parole: non vince chi produce di più, ma chi garantisce continuità.

Il packaging non è più un prodotto. È un servizio industriale

Questo è il passaggio più forte.

Oggi le aziende vincenti nel cartone ondulato non sono solo quelle che stampano e trasformano. Sono quelle che:

  • garantiscono consegne affidabili
  • ottimizzano la logistica
  • riducono inefficienze lungo la supply chain
  • investono in tecnologia e automazione

Il packaging diventa un servizio integrato dentro la filiera del cliente.

E questo cambia tutto.

Sostenibilità: meno slogan, più dati

Il tema ambientale non è più storytelling. È misurazione.

La riduzione della grammatura, l’uso più efficiente delle fibre, la riciclabilità crescente: sono tutti elementi strutturali, non campagne marketing.

Il punto non è “essere sostenibili”.
È essere competitivi perché sostenibili.

Il futuro: meno volume, più valore

Il messaggio che arriva dal 2025 è abbastanza chiaro:

  • la crescita continuerà, ma sarà moderata
  • la competizione non sarà sui volumi
  • il valore sarà nella tecnologia e nel servizio

Il cartone ondulato, spesso invisibile agli occhi del consumatore finale, sta diventando uno degli asset strategici della nuova economia fisica.

E forse è proprio questa la sua forza: non si vede, ma tiene insieme tutto.

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