E-commerce food: il packaging come infrastruttura strategica
Ogni scatola diventa leva di valore per logistica, sostenibilità e brand experience.
Le esigenze a bordo dei veicoli spaziali influenzano direttamente la forma dei prodotti trasportati e dei loro packaging. La prima missione americana con astronauti fu il Progetto Mercury, dal 1958 al 1963: il cibo veniva confezionato in tubetti simili a dentifricio, mentre altri pasti erano compressi in cubetti liofilizzati. Quasi tutti gli astronauti si lamentavano delle confezioni (poco pratiche) e del sapore dei cibi: terribile.

Con le missioni successive la qualità del cibo e dei packaging sarebbe gradualmente migliorata. Le sfide sarebbero rimaste, tuttavia, identiche: le confezioni dovevano proteggere il cibo resistendo alla pressione, tenerlo al sicuro per mesi, conservare i nutrienti necessari ed essere appetibile per l’equipaggio.
In più i packaging dovevano evitare che i cibi producessero briciole, destinate a volare in un ambiente senza gravità, danneggiando magari gli strumenti. A questo scopo gli astronauti usano ancora oggi le tortillas al posto del pane, per evitare proprio che le briciole galleggino ovunque. Fu un’ idea introdotta dall’astronauta Rodolfo Neri Vela, in una missione del 1985.
Durante le prime missioni il cibo veniva confezionato in tubetti simili a quelli del dentifricio
Oggi molti veicoli spaziali ospitano frigoriferi e congelatori, che permettono una conservazione dei cibi più efficiente, con packaging studiati ad hoc. Le confezioni più diffuse sono realizzate in plastica o alluminio. Caffè o succhi vengono liofilizzati in buste sottovuoto, con valvole che consentono l’ingresso o l’uscita del liquido attraverso aghi.

Altre pietanze sono trasportate in scatole in alluminio dette “lattine flessibili”, per l’elasticità del materiale. Alcuni alimenti a lunga conservazione, come le barrette di cereali e gli M&M’S, vengono estratti dalla loro confezione commerciale e riconfezionati in un materiale plastico speciale. Molti pasti sono parzialmente disidratati e sigillati in un sacchetto, a cui viene applicata la valvola “a setto” delle bevande.
Maionese, senape e ketchup vengono trasportati nelle stesse bustine dei normali fast-food. Sale e pepe, tuttavia, devono essere riconfezionati in forma liquida, poiché le minuscole particelle potrebbero disperdersi nello spazio mettendo in pericolo i macchinari e l’equipaggio.

Un ruolo importante è svolto dai packaging farmaceutici trasportati a bordo. Gli equipaggi assumono, infatti, più di 500 dosi di farmaci individuali durante le missioni. La sicurezza e l’efficienza delle cure potrebbero essere compromesse dalle condizioni a bordo, caratterizzate da radiazioni, intense vibrazioni, microgravità e abbondanza di CO2.
I farmaci vengono confezionati in speciali kit personali, la cui solidità diventa fondamentale per garantire la salute e il benessere degli astronauti. Pillole e liquidi sono confezionati in speciali contenitori-dispenser, assemblati in pack compatti. I flaconi color ambra, in particolar modo, si sono rivelati efficaci nel proteggere i farmaci dall’esposizione alla luce artificiale degli Shuttle.
Molto importante è il ruolo giocato dai packaging farmaceutici durante i viaggi spaziali
Gran parte delle confezioni che finiscono nella Stazione Spaziale Internazionale, in particolare, vengono preparati in un laboratorio della Nasa a Houston, in Texas. I menù includono oltre 200 opzioni di cibo e bevande. Il cibo è trasportato a bordo in sacchi sfusi, denominati BOB. Ogni astronauta può portare a bordo fino a 9 BOB personali, ciascuno contenente 60 packaging di alimenti e bibite.
Tutte le confezioni a bordo devono assicurare una durata di conservazione di 18 mesi, con mantenimento a temperatura ambiente, oltre che soddisfare precisi requisiti microbiologici.

Qualche tempo fa sul sito americano Glassdoor, specializzato in offerte di lavoro, era apparso un annuncio della Nasa per la selezione di un packaging engineer. La figura oggetto della ricerca doveva mostrarsi in grado di progettare confezioni per una nuova generazione di missioni nello spazio. L’annuncio è ancora lì: se vi piace volare in alto, potreste fare un tentativo.
Ogni scatola diventa leva di valore per logistica, sostenibilità e brand experience.
Dust Identity utilizza frammenti di diamante ingegnerizzati, integrati nella stampa dell’etichetta, per generare una firma ottica invisibile, permanente e non clonabile.
Sperimentando un QR code standard che collega il pack a informazioni digitali su prodotto e sostenibilità.
Il contenuto smette di essere un messaggio da leggere e si trasforma in una conversazione da condividere.